La paura di un’escalation della guerra in Ucraina, la dichiarazione di Putin di aver messo in stato di allerta l’arsenale nucleare e l’attacco alla centrale di Zaporizhzhia sono tutti eventi che hanno riportato in Occidente la paura di un conflitto nucleare. Ed è probabilmente dalla crisi di Cuba che non si respirava un clima così teso a livello mondiale. Per la prima volta, dalla fine della guerra fredda, le persone si stanno confrontando con una delle minacce più angoscianti e terribili. Anche le giovani generazioni si trovano a far fronte dopo la pandemia ad un nuovo problema globale. Il livello di stress, di ansia e di preoccupazione sta aumentando di giorno in giorno. Sia gli adulti che i giovani sono influenzati da quanto sta accadendo in Ucraina e questo aspetto ha un impatto profondo sul piano psicologico tale da attenderci nel futuro un’ulteriore recrudescenza dei problemi emozionali quali l’ansia, la depressione e l’insonnia.
Dalle bombe atomiche sganciate sul Giappone l’atteggiamento contrario all’uso militare dell’energia nucleare non è mai cambiato molto malgrado il mondo sia stato attraversato da diverse crisi internazionali. Questo dato è rimasto coerente nei decenni e non è stato influenzato da fattori di natura socio-economici. Nel descrivere uno scenario post-atomico le persone si concentrano soprattutto sulle immagini di distruzione, di edifici rasi al suolo, della luce accecante dell’esplosione nucleare, degli effetti sul corpo delle radiazioni e della fine del mondo. Meno frequente è il riferimento alla perdita di familiari e amici. L’idea è quindi più astratta e riguarda la fine della civiltà, la distruzione del pianeta e della natura. Le persone si focalizzano più su delle impressioni generali che specifiche e questo aspetto evidenzia quanto questo evento catastrofico sia percepito come qualcosa che trascende l’individuo. Un conflitto nucleare su larga scala rappresenterebbe la fine completa della civiltà e l’assenza di una continuità verso il futuro. Nessuno si aspetta di poter sopravvivere a un evento del genere e quindi il senso di impotenza raggiunge un livello elevato. Contrariamente a quanto accadeva nel passato oggi le persone non credono più che le tecnologie militari siano in grado di contrastare un attacco nucleare da parte di una nazione nemica e questo rende ancora più angosciate l’idea di un conflitto di queste proporzioni. I bambini e gli adolescenti sono quelli più colpiti sul piano psicologico da questi scenari.
Rispetto alla guerra fredda oggi l’ansia viene sostenuta 24 ore su 24 dai mezzi di informazione e dal web. La possibilità di accedere in ogni momento della giornata a delle notizie grazie agli smartphone produce un impatto significativo a livello psicologico. Il Prof. Graham Davey ha osservato come questa esposizione costante a delle notizie allarmanti possa produrre un impatto traumatico su molte persone e in particolare sui bambini e sui giovani. I social media e quelli tradizionali possono quindi incrementare il livello di preoccupazione e i pensieri catastrofici. Le persone più esposte alle notizie negative riportano un umore deflesso e un maggiore livello d’ansia. La paura per una guerra non ha un rapporto diretto con una dimensione psicopatologica ma sembra essere presente in modo del tutto trasversale.
E’ probabile che ci siano delle differenze individuali che modificano l’atteggiamento e le strategie di coping verso questo evento catastrofico. Ad esempio coloro che hanno una
visione edulcorata sono convinti della
bontà dell’animo umano
e che questo impedirà l’escalation di un conflitto. Questo gruppo di persone appare anche come meno ansioso e meno preoccupato rispetto agli altri. Un altro
cluster che potremmo definire edonista, affronta la paura di una guerra nucleare focalizzandosi sul “qui e ora” e gratificandosi quotidianamente esprimendo così un livello moderato di ansia e di preoccupazione. I
fatalisti-altruisti
sono coloro che rappresentano quella parte di popolazione che crede possibile una guerra atomica, ma che si impegna politicamente in modo da riuscire a ridurre l’impatto emozionale di uno scenario catastrofico. Coloro che credono che le armi nucleari rappresentino un
deterrente esprimono un livello più elevato di ansia
e preoccupazione. Coloro che risultano più esposti sul piano psicologico sono le persone che si sentono impotenti e che non sono in grado di tradurre la loro ansia in qualche comportamento concreto. Questo gruppo presenta il più alto livello di preoccupazione, ansia clinicamente significativa e
depressione. Le
persone che hanno delle fragilità psicologiche pregresse
risulteranno ancora più esposte davanti alla minaccia di una guerra atomica.
In generale la maggioranza degli elettori sostiene con fermezza che un congelamento reciproco delle armi nucleari sia un requisito fondamentale per scongiurare ogni pericolo di escalation e non emergono differenze relative allo status socio-economico. Un dato interessante riguarda invece l’età, sembra che le persone più anziane siano più favorevoli all’impiego di ordigni nucleari tattici mentre le giovani generazioni sono tendenzialmente contrarie all’impiego della forza in ogni conflitto.
The day after il film che ha sconvolto l'opinione pubblica.negli anni '80.
La minaccia di un conflitto nucleare produca un impatto negativo sulla stabilità della società
Riduci il tuo tempo online, evita di rimanere sempre informato ed evita di leggere o ascoltare delle notizie prima di andare a dormire.
Anche gli incidenti di Three Mile island, di Chernobyl e di Fukushima hanno riacceso i timori relativi all’uso dell’energia nucleare in ambito civile. Non è un caso che l’attacco alla centrale nucleare di Zaporizhzhia da parte dei russi sia stato utilizzato con una certa enfasi sul piano della comunicazione per incrementare la tensione psicologica soprattutto in Europa. Infatti il ricordo dell’incidente di Chernobyl è ancora ben presente nella memoria di tutti e la recente serie televisiva diretta da Johan Renck per HBO e Sky Atlantic ha riportato in luce la questione. In realtà la sicurezza degli impianti nucleari è tale che oggi è impossibile che venga a verificarsi un incidente delle dimensioni di quelle di Chernobyl, né un attacco a una centrale può produrre un dato radiologicamente rilevante. Resta il fatto che evocare lo spettro di un disastro nucleare produce un impatto psicologico notevole sulla popolazione decisamente maggiore rispetta alla sua reale probabilità di verificarsi.
Dal loro primo impiego durante la seconda guerra mondiale da parte degli Stati Uniti sul Giappone le armi nucleari sono considerate il peggiore incubo possibile in caso di conflitto. Molte persone hanno sofferto di questa paura durante la guerra fredda e tale timore è riemerso in seguito alle tensioni con il Nord Corea e ultimamente con la guerra in Ucraina. La minaccia nucleare influenza profondamente le persone, il loro immaginario e di conseguenza anche la produzione cinematografica. Infatti negli anni ’80 del secolo scorso molti film hanno rappresentato e raccontato questa paura collettiva come ad esempio The day after, Testament e War Games. Inoltre sono stati condotti molti studi per comprendere, sia sul piano medico che psicologico, l’effetto che le bombe nucleari sganciate sul Giappone hanno prodotto sulla popolazione locale. In generale il risultato di tali studi ha evidenziato come l’impatto emozionale è stato tale da produrre un incremento dell’ansia e del timore di perdere il controllo sulla propria esistenza. Tutti fattori questi che possono spingere le persone verso uno stato di apatia e di depressione anche grave.
Un primo studio condotto su vasta scala negli Stati Uniti (Schwebel, M., 1982) ha analizzato proprio l’impatto psicologico sui bambini e sugli adolescenti della minaccia nucleare. I risultati hanno mostrato come questo timore sia in grado di influenzare profondamente i pensieri, lo stile di vita e le emozioni delle giovani generazioni. Altri studi condotti hanno evidenziato come i gruppi più colpiti sul piano psicologico sono proprio i giovani oltre che i genitori. Le persone che hanno partecipato a questa ricerca hanno mostrato un livello di preoccupazione tale da produrre un cambiamento nei progetti di vita e nella visione del futuro. Se il mondo può essere distrutto nel giro di pochi minuti il significato dell’esistenza viene completamente stravolto. Emerge inoltre un senso profondo di impotenza e di vulnerabilità. Gli studi che abbiamo a disposizione sottolineano come la minaccia di un conflitto nucleare produca un impatto negativo sulla stabilità della società, aumentando il livello di ansia e di depressione e come possa dar luogo all’emergere di comportamenti anti-sociali. Paradossalmente la stessa paura ha prodotto un effetto positivo sull’opinione pubblica che si è mossa per fare pressione sui decisori politici affinché il rischio di una guerra nucleare fosse evitato.
Lo spettro di un olocausto nucleare può spingere le persone verso comportamenti del tutto casuali e irrazionali. Da un lato il tentativo di proteggersi magari investendo il patrimonio nell’acquisto di un bunker (fenomeno che si è registrato più volte negli ultimi decenni) e dall’altro nel perdere ogni significato della propria esistenza, rimandando decisioni importanti o entrando in un circolo vizioso ansioso-depressivo.
Vediamo qualche consiglio generale per affrontare questo difficile momento storico:
In questo momento storico la preoccupazione è normale, ma se noti che la paura di un conflitto nucleare sta influenzando negativamente la tua esistenza
è importante rivolgersi a uno
psicologo-psicoterapeuta.
Dott.Igor Graziato
Psicologo del Lavoro e delle organizzazioni
Specialista in Psicoterapia
Esperto di VRT (Virtual Reality Therapy)
Master in Cognitive Behavioural Hypnotherapy
Ipnosi Clinica Evidence Based
Membro dell'American Psychological Association
Past Vice President Ordine degli Psicologi del Piemonte
Riferimenti scientifici
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