La stimolazione magnetica transcranica (Transcranial Magnetic Stimulation - TMS) è un trattamento che viene realizzato attraverso un macchinario che utilizza l’induzione elettromagnetica per stimolare alcune specifiche zone celebrali del paziente. Si tratta di una procedura non invasiva dato che lo strumento viene posizionato sulla testa della persona a contatto con i capelli. Il dispositivo trasmette degli impulsi magnetici brevi ma intesi al cervello. Attraverso la TMS viene stimolata la corteccia prefrontale sinistra, un’area che mostra normalmente un’attività elettrica anormale nei pazienti affetti da una depressione maggiore. Sebbene non sia ancora ben chiaro il funzionamento di questo strumento si crede che tale stimolazione possa produrre un qualche impatto a livello neuronale alleviando i sintomi depressivi. Un ciclo di terapia TMS prevede dalle 20 alle 30 sessioni normalmente somministrate in tre o cinque trattamenti settimanali. Il costo della terapia è piuttosto elevato e può raggiungere facilmente le migliaia di Euro. Durante il trattamento il paziente rimane vigile, seduto su una poltrona mentre un medico o un infermiere manovrano lo strumento modificando l’intensità dell’induzione magnetica. Il trattamento per la depressione prevede l’erogazione di impulsi magnetici ripetitivi e viene chiamato rTMS.
Il trattamento TMS ha una storia piuttosto lunga, controversa e complessa sul piano scientifico. Nel 2007 la FDA (Food and Drug Administration) ovvero l’ente che negli Stati Uniti che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e di quelli farmaceutici ha considerato come un placebo la TMS respingendo così la sua approvazione sul trattamento per la depressione, dal momento che mancavo prove ed evidenze scientifiche della sua reale efficacia. Nel 2008 sempre la FDA ha approvato la TMS come trattamento per tutti quei pazienti con una depressione maggiore che non hanno però risposto ad almeno un trattamento antidepressivo. In seguito sono stati approvati i primi “strumenti per la TMS” ovvero il NeuroStar (prodotto dalla società Neuronetics) e un altro dispositivo realizzato dalal Brainsway. Dopo questa decisione la TMS si è diffusa rapidamente negli Stati Uniti anche se il trattamento presenta dei costi elevati. Rimangono però ancora aperte molte domande sulla Stimolazione Magnetica Transcranica, ovvero su quale sia il suo reale meccanismo di funzionamento, quali siano i candidati più idonei per questo tipo di trattamento e soprattutto manca una migliore definizione delle linee guida. Le successive raccomandazioni hanno evidenziato come la TMS non possa essere considerata un trattamento di prima scelta per la depressione ma la si possa adottare come metodo alternativo in alcuni casi specifici, come ad esempio quando un paziente non risponde ai trattamenti standard (non responder) oppure quando una persona presenta un quadro grave e cronico. Uno studio realizzato dal NIH ha rilevato che solo il 20% dei pazienti ha avuto una remissione in seguito all'uso della TMS, nonostante i clinici manifestassero una percezione più entusiasta del metodo. Ciò nonostante altri studi sembrano aver evidenziato dei risultati migliori.
Malgrado la TMS sembri essere un trattamento promettente, non siamo di fronte ad una cura miracolosa come in alcuni casi la comunicazione pubblicitaria e il marketing sembrano voler evidenziare. Ad esempio, uno studio clinico realizzato dal National Institute of Mental Health, che prevedeva un gruppo di controllo, ha evidenziato come chi aveva ricevuto il trattamento con la TMS avesse ottenuto un beneficio maggiore rispetto al placebo. Tuttavia i risultati effettivi sembrano essere, in realtà, piuttosto modesti con un tasso di remissione dei sintomi intorno al 30% rispetto al 60%
Attualmente abbiamo a disposizione diverse ricerche, revisioni sistematiche e meta-analisi in genere provenienti dagli Stati Uniti che hanno valutato l’efficacia di questo trattamento in base alla tipologia di disturbo. È difficile, infatti, credere che un trattamento possa risultare efficace per tutti i disturbi come spesso viene proposto a livello “promozionale” in quanto si passa dall’ansia, all’insonnia, alle dipendenze e alla depressione. In alcune ricerche si è cercato di comparare l’efficacia della stimolazione magnetica transcranica con altri trattamenti compresa la terapia elettroconvulsiva. Ad esempio l’uso della TMS per il trattamento della PTSD è ancora in fase embrionale, gli studi che abbiamo a disposizione sono ancora limitati e diventa difficile poter generalizzare i risultati attuali anche per via delle modalità con cui sono stati condotte alcune ricerche. Nessuno studio al momento sembra validare, come intervento di prima scelta, la TMS per l’ansia, per il PTSD o per l’insonnia. Inoltre la TMS non può essere utilizzata per il trattamento del dolore e nei casi di fibromialgia. Sono quindi necessari ulteriori approfondimenti scientifici e una migliore definizione delle linee guida. Inoltre è importante ricordare che nel mondo reale i pazienti che ricevono il trattamento con TMS possono avere molte più opzioni come continuare il trattamento psicofarmacologico e la psicoterapia. Questo approccio combinato garantisce un miglior risultato generale e incrementa la possibilità di una remissione dei sintomi e una migliore gestione della depressione maggiore. Gli antidepressivi e la psicoterapia rimangono i trattamenti di prima scelta per affrontare le problematiche psicologiche.
La TMS non è simile alla ECT (trattamento elettroconvulsivo, che può essere utilizzato ancora oggi nei casi più gravi di depressione maggiore noto come elettroshock). Infatti l’ECT presenta alcuni svantaggi: deve essere somministrato con un’anestesia, può comportare dei rischi per la salute, può causare confusione, perdita di memoria e richiede tempi di recupero lunghi. Al contrario la TMS viene somministrata su una comoda poltrona e il paziente è vigile. Gli effetti collaterali della Stimolazione Magnetica Transcranica di questo trattamento sono in genere: mal di testa, indolenzimento muscolare e in un qualche caso possono emergere delle convulsioni. Non è ancora chiaro come la TMS possa agire sul Sistema Nervoso Centrale, anche se l’ipotesi più diffusa è che possa generare un qualche effetto sul lobo frontale sinistro e influenzare le aree celebrali più profonde.
In sintesi:
Dott.Igor Graziato
Psicologo del Lavoro e delle organizzazioni
Specialista in Psicoterapia
Esperto di VRT (Virtual Reality Therapy)
Master in Cognitive Behavioural Hypnotherapy
Ipnosi Clinica Evidence Based
Membro dell'American Psychological Association
Past Vice President Ordine degli Psicologi del Piemonte
Riferimenti scientifici
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